La Realizzazione del Sè, Il risveglio della Kundalini

Sahaja Yoga consiste in una serie di tecniche meditative messe a punto da Shri Mataji Nirmala Devi, che ci permettono di constatare autonomamente l’efficacia del metodo stesso. L’effetto più immediato della meditazione è un senso di piacevole calma e benessere interiore. Durante l'orario di lezione, si fanno esercizi pratici di meditazione, in posizione comoda, da seduti, anche su una sedia. Gli esercizi non comportano alcuno sforzo fisico e sono pertanto accessibili a tutti. A volte si fa lavoro vibratorio sul corpo sottile (Chakras e canali energetici), spieghiamo gli argomenti del giorno, e quando è possibile vediamo dei filmati in cui Shri Mataji ci parla dell'argomento specifico. Sono previsti uso di Mantras (suoni che attivano energie particolari) e canti devozionali (Bhajans). La semplicità del metodo, specialmente rapportato alle difficoltà ed alle pretestuose complicazioni della vita moderna, inducono a pensare che Sahaja Yoga sia una cosa da poco, ma se si avrà il piacere di dare un po' di spazio a Sahaja Yoga,e quindi al nostro benessere,  si potrà scoprire in pochi mesi la sua maestosa potenzialità, e si  avranno molti benefici.

I CORSI DI SAHAJA YOGA , SONO GRATUITI DA SEMPRE,
PER VOLERE DI SHRI MATAJI NIRMALA DEVI .

I soci dell’Ass. Vishwa Nirmala Dharma si auto tassano per diffondere Sahaja Yoga, con un versamento  mensile.  La persona che frequenta, in modo facoltativo può contribuire a sua discrezione per partecipare alle spese di gestione, (affitto sale, copia dispense con il contenuto delle lezioni, CD, spese pubblicitarie, ecc.), lasciando un piccolo contributo al termine della lezione settimanale. Senza peraltro screditarli, non sono previsti esercizi fisici in Sahaja Yoga, in quanto esso ci permette di arrivare direttamente allo stadio di Meditazione chiamato Nirvichara Samadhi, consapevolezza senza pensieri, e successivamente al Nirvikalpa Samadhi, consapevolezza senza dubbi.

ORARI SETTIMANALI DEI CORSI (da Ottobre 2011)

Martedì ore 18,30 alla LIPU - Centro Habitat Mediterraneo - Porto di Ostia
entrata lato sud Via dell’Idroscalo (dopo il benzinaio, seconda rotatoria a sinistra poi subito a destra, di fronte al parcheggio).
Su internet è possibile fare l’esperienza del risveglio della Kundalini, ed ottenere altre informazioni su Sahaja Yoga e Shri Mataji. Ecco alcuni links di Sahaja Yoga Ostia:
http://blog.libero.it/SatChitAnanda      http://blog.libero.it/Sushumna/     http://blog.libero.it/Nirmala/
Da questi blogs è possibile accedere ai siti  romano, italiano ed internazionale di Sahaja Yoga.
Sahaja Yoga è infatti seguito da più di un milione di persone in più di 100 nazioni del mondo.
Sahaja Yoga è soprattutto un metodo collettivo, ed è nella collettività che realmente funziona.

Infoline:        dharma21@alice.it      Cell.  328 8652379 (Danilo)
 

Gli otto stadi dello Yoga


Patanjali, uno dei più riveriti santi indiani, è ritenuto il massimo studioso dello Yoga, sentiero per raggiungere l'unione con Dio. La sua data di nascita non è certa, alcuni esperti ritengono che sia vissuto circa 10.000 anni prima della nascita di Cristo. Patanjali mise in forma scritta insegnamenti che fino ad allora erano stati tramandati oralmente, e per questo viene considerato il fondatore dello Yoga. Il suo insegnamento è contenuto in una serie di aforismi che spiegano come, con il controllo del Sè, la padronanza della mente e della sua attitudine (vritti), si possa arrivare all'intima unione con il Divino. Patanjali indica al praticante 8 stadi dello Yoga, cioè gli otto passi che conducono all'unione con il Paramatma.
1)    Yama sono i comandamenti morali universali. Sono i cinque "freni" del l'etica dello Yoga:
• Ahimsa: non-violenza, astensione dall'infliggere a qualsiasi essere vivente qualunque tipo di male, sia esso fisico, o psicologico.
• Aparigraha: distacco, non-attaccamento, astensione dalla bramosia del possedere.
• Asteya: onestà, astensione dalla cupidigia, liberazione dall'avidità.
• Brahmacharya: castità (intesa anche come purezza morale).
• Sathya: verità, aderenza al vero, sincerità (soprattutto con se stessi).
2)   Con Niyama si intendono le regole dell'autopurificazione.
• Saucha: pulizia, salute fisica, purezza;
• Santosa: appagamento, felicità della mente, l'accontentarsi;
• Tapas: fervore nel lavoro, desiderio ardente di evoluzione spirituale, anche penitenza;
• Svadhyaya: studio di sé stessi, ricerca interiore;
• Ishvara Pranidhana: abbandonarsi alla Divinità, la resa al Signore di tutte le nostre azioni.
3) L'asana per Patanjali è la posizione seduta per meditare. Patanjali dedica tre soli sutra agli asana. Ne riportiamo uno, Sutra (II.46): “Sthira sukham asanam”: la postura deve essere stabile e comoda. L’asana è stabilità nel benessere. Queste āsana, (posizioni o posture), sono utilizzate in particolare nello Hatha Yoga. La funzione delle asana è volta, attraverso l'assunzione di diverse posizioni del corpo, ad ottenere un beneficio psico-fisico. Le asana conosciute sono alcune migliaia; ciascuna di esse porta un nome derivato dalla natura (soprattutto animali), o dalla mitologia induista. Il testo tecnico e dettagliato che si occupa delle asana é lo Hatha-Yoga Pradipika dove però troviamo come premessa: "l'Hatha Yoga è la scala per il Raja Yoga", è cioè una preparazione alla meditazione.
4)   Il Pranayama (controllo del respiro) è il quarto stadio dello Yoga, secondo lo Yogasutra di Patanjali. Pranayama e Pratyahara (ritiro della mente dagli oggetti dei sensi), sono conosciuti come le ricerche interiori (antaranga sadhana) ed insegnano come controllarci e liberare i nostri sensi dalla schiavitù verso gli oggetti di desiderio. La parola Pranayama è formata da Prana (respiro, vita, energia, forza) e da Ayama (lunghezza,controllo, espansione). Il suo significato è quindi di controllo ed estensione del respiro (energia vitale).
5)   Per Pratyahara si intende l'emancipazione della mente, il suo ritiro dagli oggetti dei sensi. La ritrazione dei sensi si ottiene distaccando l'attenzione dall'ambiente esterno dirigendola verso l'interno.
6)   Dhyāna è un termine sanscrito che letteralmente significa meditazione. 
Dalla traslitterazione della parola Dhyāna nell'ambito delle Filosofie orientali derivano i termini Chan, in cinese e Zen, in giapponese. Al principio, quando iniziamo la ricerca, si rivolge l'attenzione verso l'oggetto della venerazione. Questo modo di agire è chiamato “Dhyana”.

7)   Il termine Dharana indica la capacità di attenzione, diventare tutt'uno con quello che si sta facendo, con un oggetto esterno o interno. Il Dharana è il passo successivo al Dhyana,  in cui si mette in azione tutto il proprio sforzo. Proprio questo è il dramma delle persone che non sono realizzate. Per loro è una specie di faticoso tentativo, mentre per un'anima realizzata è una realtà. Dunque, all'inizio ci deve essere questo primo passo, Dhyana, e poi Dharana. Qualcuno lo fa rivolgendo la propria attenzione a ciò che ha forma.
8)   Per Samadhi si intende uno stato di coscienza superiore: è l'unione con Paramatma, l'unione dell'anima individuale con l'Anima universale. Si può individuare con uno stato d'essere equilibrato, raggiungimento del benessere totale, tramite un percorso che porta ad uno stato di profonda realizzazione. Per fortuna Sahaja Yoga è una cosa così grande che ci porta subito al massimo livello; si evita tutto il resto e si raggiunge quel che si chiama Nirvichara Samadhi (consapevolezza senza pensieri) , e successivamente Nirvikalpa Samadhi(consapevolezza senza dubbi).

Terminologia Yoga

Abbiamo visto che il benessere del nostro biosistema dipende dal corretto funzionamento dei microsistemi di cui esso è composto.
Un microsistema è dato non solo da elementi fisici funzionali (quali organi, plessi nervosi, sistemi linfatici, etc.), ma anche dal suo aspetto emozionale e spirituale: tutti questi aspetti collaborano per il corretto funzionamento dei microsistemi. Consideriamo che se abbiamo qualche problema fisico, sicuramente anche il nostro stato emotivo ne sarà influenzato e viceversa se siamo emotivamente indisposti è molto probabile che fisicamente accuseremo un disagio.
Ora vediamo che la conoscenza interiore di noi stessi era stata investigata dagli yogi prima ancora che esistesse la medicina moderna e la psicologia ed aveva portato alla individuazione di tali microsistemi tramite una profonda introspezione. In lingua sanscrita, questi “microsistemi” sono stati chiamati chakra. La traduzione corretta del termine chakra è ruota, ovvero ruota di energia.
I chakra si trovano allineati lungo la colonna vertebrale e nella testa e in tutto sono 7. Ognuno di questi chakra è quindi preposto a regolare il funzionamento fisico, emozionale e spirituale del nostro essere, aspetti che risultano quindi essere strettamente correlati l’uno con l’altro.
Come abbiamo detto nel precedente articolo, se uno o più di questi chakra non funziona correttamente, è possibile aiutarlo grazie all’intervento di una energia localizzata nel nostro osso sacro e chiamata in sanscrito Kundalini. Kundal significa spirale, perché la Kundalini si trova avvolta in 3 spire e mezzo nella sua sede naturale, ma una volta attivata si sviluppa lungo la nostra colonna vertebrale fino a raggiungere l’ultimo chakra in cima alla testa, in corrispondenza dell’osso chiamato “fontanella” (in sanscrito Sahasrara Chakra).
Una cosa interessante da notare è l’attribuizione di nomi così significativi a certe parti del nostro corpo, come “osso sacro” e “osso della fontanella“: questo ci fa capire come la conoscenza sottile del nostro essere sia stata intuita non solo in India, ma anche nel mondo occidentale. Esistono infatti molteplici iconografie e simbolismi raffiguranti la Kundalini che sale e che fuoriesce dal Sahasrara. Alcuni simboli della Kundalini sono la colomba, il serpente (che vediamo simboleggiare la conoscenza nell’icona tipica della medicina) oppure la fiammella dipinta sulle teste dei santi.
Generalmente l’attivazione della Kundalini viene più poeticamente chiamata risveglio della Kundalini, perché si immagina sia in uno stato dormiente fino a che non viene risvegliata. Una volta che essa è risvegliata sale lungo la nostra colonna vertebrale e crea il canale (centrale) attraverso il quale essa si muove fino al raggiungimento del Sahasrara. Questo canale viene chiamato Sushumna Nadi e viene giustamente indicato come il canale della nostra evoluzione spirituale. Lungo il suo tragitto, la Kundalini incontra sei dei chakra (in effetti il primo si trova sotto l’osso sacro e non viene attraversato da essa) e passando attraverso di essi se ne prende cura, proprio come una madre, e permette loro di rinvigorirsi e correggersi se ne hanno bisogno.
Il risveglio della Kundalini non può essere forzato, ma può avvenire solo in modo spontaneo. Però una caratteristica molto bella della Kundalini è che la Kundalini risvegliata di una persona può stimolare la Kundalini di un’altra persona a salire in modo spontaneo.  Possiamo comparare questo fenomeno con la risonanza “per simpatia” (risonanza acustica), che avviene quando le corde di un particolare strumento entrano in risonanza (oscillazione) quando altre corde oscillano.  Ed è questo il segreto di Sahaja Yoga, che consente a tutti di gioire di questa esperienza e di permettere ad altri di gioirne in modo molto semplice.
Siccome i chakra sono delle ruote di energia, dobbiamo immaginare che essi funzionano in modo ottimale quando riescono a ruotare ad una appropriata frequesnza (spin); se un qualsiasi disturbo provoca una variazione della loro frequenza, allora il compito della Kundalini sarà quello di aiutarli a ripristinare la frequenza ottimale.
Più poeticamente, i chakra sono rappresentati da fiori che si chiudono e si aprono a seconda del loro stato. Se essi sono in armonia, si aprono ed emanano tutta la loro fragranza, che possiamo ammirare dall’esterno come l’espressione di tutte le qualità di cui essi sono dotati. Se invece i chakra sono appesantiti o stressati, il fiore si chiude e nessuna aroma è in grado di diffondersi. Noi accusiamo disagio e non ci sentiamo bene con noi stessi e con gli altri.  In Sahaja Yoga, ci sono tecniche molto semplici che consentono di riportare all’equilibrio i nostri chakra, donandoci così momenti di benessere crescenti fino a raggiungere uno stato di benessere duraturo. Saremo sempre sereni e difficilmente ci perderemo dietro alle varie problematiche la vita ci possa presentare.